giovedì 19 febbraio 2026
Vergarolla la strage cancellata
martedì 10 febbraio 2026
Simone Cristicchi racconta la strage di Vergarola | Giorno del Ricordo 2022
Simone Cristicchi racconta la strage di Vergarola | Giorno del Ricordo 2022
https://youtu.be/6fFEoJ5cxgY?si=6ZW3tqIHCxPcaPrE
sabato 7 febbraio 2026
VERGAROLLA, UNA STRAGE IMPUNITA E DIMENTICATA
Un soccorritore sulla battigia, con una bambina tra le braccia decapitata dall'esplosione. Pubblicata sul giornale clandestino "Il Grido dell'Istria", è la foto simbolo del massacro che accadde in piena estate del 1946, il 18 agosto, a Vergarolla, sull'arenile allora più frequentato della città di Pola, oggi Croazia. E' con questa immagine che si apre la mostra dedicata alla strage al Civico Museo della cività istriana fiumana dalmata di Trieste, come ci spiega Piero Delbello, direttore dell'Irci.
Quel giorno la società nautica Pietas Iulia aveva organizzato una gara di nuoto e ampio era il pubblico arrivato ad assistere. All'improvviso, alcuni residuati bellici disinnescati, su cui i bambini erano soliti giocare, esplosero. Fondamentale fu il lavoro del medico Geppino Micheletti, ricordato nella mostra con immagini e documenti di famiglia. Operò decine di corpi straziati, e continuò a farlo anche quando seppe che tra i morti c'erano Carletto e Renzo, i suoi figli di 4 e 9 anni che erano sulla spiaggia insieme a suo fratello, anche lui morto nella strage
Particolare era la situazione a Pola in quel momento. L'Istria era rivendicata dalla Jugoslavia di Tito, che l'aveva occupata dal maggio 1945. Pola invece era amministrata a nome e per conto degli Alleati dalle truppe britanniche.
Tutto cambiò dopo la strage. L'amministrazione britannica creò una corte militare d'inchiesta che stabilì che l'esplosione non poteva essere accidentale ma fu provocata da persone sconosciute. E che tali sono rimaste fino a oggi.
Se nell'estate del 1946 l'esodo era già un'opzione molto concreta, nella memoria collettiva della popolazione tuttavia la strage di Vergarolla venne ritenuta come un punto di svolta che accelerò la fuga degli italiani.
domenica 1 febbraio 2026
DA IL DOLOMITI DEL 12 FEBBRAIO - LA PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA ALL'IRCI DI TRIESTE
''Questa è la storia della più grande strage dell'Italia repubblicana che nessuno ricorda: oltre 100 morti tra bimbi e famiglie e un eroe, Geppino Micheletti''
Una mostra all'Irci di Trieste ricorda Geppino Micheletti, il medico chirurgo “eroe” della strage di Vergarolla, la più grande strage di civili dell'Italia repubblicana. Avvenne a Pola ottant'anni fa quando la città era ancora formalmente italiana. Un'esplosione scatenata da mano ignota compì un massacro ma un chirurgo salvo decine e decine di vite pur perdendo quelle dei suoi due bambini

TRIESTE. “La strage di Vergarolla viene ricordata solo da pochi anni, eppure si tratta della più grande strage di civili, per numero di morti, dell'intera storia dell'Italia repubblicana. In tale contesto, con questa mostra, vogliamo ricordare anche la figura del medico di Pola che tante vite salvò in quella circostanza, il dottor Geppino Micheletti, l'eroe di Vergarolla”. Così il direttore dell'Istituto per la cultura istriana, fiumana e dalmata “Irci” di Trieste, Piero Delbello, ha introdotto per Il Dolomiti la mostra inaugurata lo scorso 10 febbraio, nella sede dell'Istituto stesso, dal titolo “la strage dimenticata – Vergarolla e il suo eroe, il dottor Geppino Micheletti”.
L'esposizione riguarda una vicenda che ci riporta indietro di ottant'anni, al 1946, quando Pola si trovava sotto l'amministrazione inglese ma formalmente era ancora parte dell'Italia. Uno stato di apnea in attesa che il trattato di pace, che si farà l'anno dopo, sancisca a quale Stato debba appartenere la città, se all'Italia o alla riformata Jugoslavia di Tito. E' l'onda lunga della seconda guerra mondiale che sul confine orientale è finita ma non è ancora chiusa. Alle 14 del 18 agosto 1946 dalla spiaggia di Vergarolla, a sud del centro di Pola, dove stavano andando in scena davanti a una folla di bagnanti le gare di nuoto, vela e canottaggio e parallelamente si festeggiavano i sessant'anni di attività della rappresentativa simbolo dell'italianità della città, la “Pietas Julia”, si udì uno scoppio violentissimo. Una grande catasta di ordigni disinnescati, residui della guerra, che si trovava nella vicinanze era infatti esplosa per mano di qualcuno.
L'ospedale di Pola venne preso d'assalto ed è a questo punto che entrò in scena il chirurgo dell'ospedale, Geppino Micheletti, come ha ricordato Piero Delbello: “Furono ore drammatiche. Nessun'altra strage, penso agli anni di piombo ad esempio, o alla Stazione di Bologna, farà i morti e i feriti di Vergarolla. In quel pomeriggio del 18 agosto del '46 il boato fu tremendo, centinaia di persone saltano per aria, tra cui moltissimi bambini e ragazzi. In breve l'ospedale 'Santorio Santorio' di Pola venne inondato di feriti. Il titolare, il professor Caravetta era in licenza, d'altronde era il 18 di agosto. Micheletti era il chirurgo in servizio e vide affluire decine e decine di feriti. Fu un continuo intervento, tagli di gambe di braccia, per ore e ore, ma salvò vite su vite. Continuò alacremente – prosegue il direttore dell'Irci - anche quando gli arriverà la notizia, terribile, che su quella spiaggia c'erano anche i suoi due figli piccoli, Carlo e Renzo di 4 e 9 anni, morti nella deflagrazione”.
L'esplosione di Vergarolla causò un numero di vittime rimasto imprecisato. Tra i 65 corpi che vennero ricomposti e i molti altri che finirono polverizzati le stime si aggirano tra i 100 e i 116 morti. Dopo la strage di Vergarolla, Micheletti avrebbe abbandonato Pola da esule, “ultimo ad andarsene”, come ha detto in conclusione Delbello: “Micheletti da quel momento ottenne tutti i riconoscimenti di sorta da parte della città, tra cui la medaglia d'oro al valore civile. E' stato indubbiamente un eroe che stoicamente ha continuato la sua missione con una forza di volontà enorme. Da lì in poi sarà il medico degli esuli, anche perché la strage di Vergarolla è una concausa che scatenerà l'esodo degli italiani di Pola che svuoterà la città prima che questa venisse designata alla Jugoslavia nel '47. Geppino Micheletti sarà l'ultimo medico a lasciare Pola e seguirà i suoi concittadini fino all'ultimo, e continuerà ad operare come chirurgo all'ospedale di Narni, in Umbria, e morirà a Torino nel 1961”.
Questa è la sintesi necessariamente stringata della strage di Vergarolla, ancora oggi rimasta senza colpevoli e sentenza definitiva, nonché di uno dei suoi protagonisti, Geppino Micheletti, nato a Trieste, di origini ebraiche e cognome austriaco, cioè Michelstädter, italianizzato e morto a Torino come eroe istriano. La mostra racchiude molto attraverso cui poter riscoprire la vicenda, tra fotografie famigliari, di vita quotidiana, dell'esplosione, dell'esodo oltre ad alcuni documenti di Micheletti stesso, e sarà visitabile fino al 29 marzo.
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