domenica 1 febbraio 2026

DA IL DOLOMITI DEL 12 FEBBRAIO - LA PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA ALL'IRCI DI TRIESTE

 Società

FVG
12 febbraio | 15:36

''Questa è la storia della più grande strage dell'Italia repubblicana che nessuno ricorda: oltre 100 morti tra bimbi e famiglie e un eroe, Geppino Micheletti''

Una mostra all'Irci di Trieste ricorda Geppino Micheletti, il medico chirurgo “eroe” della strage di Vergarolla, la più grande strage di civili dell'Italia repubblicana. Avvenne a Pola ottant'anni fa quando la città era ancora formalmente italiana. Un'esplosione scatenata da mano ignota compì un massacro ma un chirurgo salvo decine e decine di vite pur perdendo quelle dei suoi due bambini 

TRIESTE. “La strage di Vergarolla viene ricordata solo da pochi anni, eppure si tratta della più grande strage di civili, per numero di morti, dell'intera storia dell'Italia repubblicana. In tale contesto, con questa mostra, vogliamo ricordare anche la figura del medico di Pola che tante vite salvò in quella circostanza, il dottor Geppino Micheletti, l'eroe di Vergarolla”. Così il direttore dell'Istituto per la cultura istriana, fiumana e dalmata “Irci” di Trieste, Piero Delbello, ha introdotto per Il Dolomiti la mostra inaugurata lo scorso 10 febbraio, nella sede dell'Istituto stesso, dal titolo “la strage dimenticata – Vergarolla e il suo eroe, il dottor Geppino Micheletti”.

 

L'esposizione riguarda una vicenda che ci riporta indietro di ottant'anni, al 1946, quando Pola si trovava sotto l'amministrazione inglese ma formalmente era ancora parte dell'Italia. Uno stato di apnea in attesa che il trattato di pace, che si farà l'anno dopo, sancisca a quale Stato debba appartenere la città, se all'Italia o alla riformata Jugoslavia di Tito. E' l'onda lunga della seconda guerra mondiale che sul confine orientale è finita ma non è ancora chiusa. Alle 14 del 18 agosto 1946 dalla spiaggia di Vergarolla, a sud del centro di Pola, dove stavano andando in scena davanti a una folla di bagnanti le gare di nuoto, vela e canottaggio e parallelamente si festeggiavano i sessant'anni di attività della rappresentativa simbolo dell'italianità della città, la “Pietas Julia”, si udì uno scoppio violentissimo. Una grande catasta di ordigni disinnescati, residui della guerra, che si trovava nella vicinanze era infatti esplosa per mano di qualcuno.

 

L'ospedale di Pola venne preso d'assalto ed è a questo punto che entrò in scena il chirurgo dell'ospedale, Geppino Micheletti, come ha ricordato Piero Delbello: “Furono ore drammatiche. Nessun'altra strage, penso agli anni di piombo ad esempio, o alla Stazione di Bologna, farà i morti e i feriti di Vergarolla. In quel pomeriggio del 18 agosto del '46 il boato fu tremendo, centinaia di persone saltano per aria, tra cui moltissimi bambini e ragazzi. In breve l'ospedale 'Santorio Santorio' di Pola venne inondato di feriti. Il titolare, il professor Caravetta era in licenza, d'altronde era il 18 di agosto. Micheletti era il chirurgo in servizio e vide affluire decine e decine di feriti. Fu un continuo intervento, tagli di gambe di braccia, per ore e ore, ma salvò vite su vite. Continuò alacremente – prosegue il direttore dell'Irci - anche quando gli arriverà la notizia, terribile, che su quella spiaggia c'erano anche i suoi due figli piccoli, Carlo e Renzo di 4 e 9 anni, morti nella deflagrazione”.

 

L'esplosione di Vergarolla causò un numero di vittime rimasto imprecisato. Tra i 65 corpi che vennero ricomposti e i molti altri che finirono polverizzati le stime si aggirano tra i 100 e i 116 morti. Dopo la strage di Vergarolla, Micheletti avrebbe abbandonato Pola da esule, “ultimo ad andarsene”, come ha detto in conclusione Delbello: “Micheletti da quel momento ottenne tutti i riconoscimenti di sorta da parte della città, tra cui la medaglia d'oro al valore civile. E' stato indubbiamente un eroe che stoicamente ha continuato la sua missione con una forza di volontà enorme. Da lì in poi sarà il medico degli esuli, anche perché la strage di Vergarolla è una concausa che scatenerà l'esodo degli italiani di Pola che svuoterà la città prima che questa venisse designata alla Jugoslavia nel '47. Geppino Micheletti sarà l'ultimo medico a lasciare Pola e seguirà i suoi concittadini fino all'ultimo, e continuerà ad operare come chirurgo all'ospedale di Narni, in Umbria, e morirà a Torino nel 1961”.

 

Questa è la sintesi necessariamente stringata della strage di Vergarolla, ancora oggi rimasta senza colpevoli e sentenza definitiva, nonché di uno dei suoi protagonisti, Geppino Micheletti, nato a Trieste, di origini ebraiche e cognome austriaco, cioè Michelstädter, italianizzato e morto a Torino come eroe istriano. La mostra racchiude molto attraverso cui poter riscoprire la vicenda, tra fotografie famigliari, di vita quotidiana, dell'esplosione, dell'esodo oltre ad alcuni documenti di Micheletti stesso, e sarà visitabile fino al 29 marzo.

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